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Grecia

CRETA, UN BALCONE FIORITO SUL MEDITERRANEO.

CRETA, UN BALCONE FIORITO SUL MEDITERRANEO. - In viaggio con Ricky

foto: porto veneziano a Haniá (Creta, Grecia)

 

INTRODUZIONE: 

Da venti anni a questa parte, Atene e Creta sono luoghi a noi particolarmente cari. In un certo senso rappresentano l’origine stessa di In viaggio con Ricky. Vi spiego perché. Tra il 1991 ed il 1992 Elisabetta trascorse quasi un anno ad Atene assieme a sua sorella Alicja e la nostra storia d’amore, anche se era già sbocciata da alcuni mesi, si concretizzò proprio là. 

Alicja successivamente si trasferì a Creta: prima a Haniá, poi ad Hóra Sfakíon ed infine nuovamente a Haniá, dove vive tuttora con la sua famiglia. 

Per alcuni anni Haniá diventò la meta preferita delle nostre vacanze. Il matrimonio di Alicja con Yannis, celebrato nel mese di ottobre del 1999, fu il pretesto per il primo viaggio all’estero con Riccardo, che allora aveva solo 16 mesi di età. 

Da allora non siamo più tornati. 

Erano anni che Alicja reclamava il nostro ritorno sull’isola, ma Elisabetta le rispondeva sempre alla stessa maniera: “Se trascorriamo ogni anno le vacanze da te non riusciremo ad esplorare il mondo!”

Ebbene, dopo un lungo girovagare tra le lande desolate della Patagonia ed i deserti rossi dell’Australia, tra il Far West degli Stati Uniti e le vecchie carovaniere sulla Via della Seta, quest’anno abbiamo avvertito il desiderio di tornare in quei luoghi che sentiamo un po’ nostri. 

Qui di seguito vi proponiamo il diario di viaggio ed il relativo racconto fotografico.

 

NOTE PER LA LETTURA: 

A causa della traslitterazione dai caratteri dall’alfabeto greco a quello latino, alcune volte i toponimi possono risultare imprecisi. Un esempio pratico. La segnaletica stradale riporta diciture diverse per la stessa località: Haniá, Chania, Xaniá. Per non fare confusione e scusandomi in anticipo per eventuali errori, ho deciso di uniformarmi alle guide che ho usato durante il viaggio. 

 

PROGETTAZIONE DEL VIAGGIO: 

In fase di progettazione del viaggio Riccardo aveva espresso il desiderio di visitare Atene. L’itinerario è stato quindi pianificato con l’arrivo e la partenza nella capitale ellenica, mentre le due settimane di permanenza a Creta sono state strutturate in base alle aree geografiche da visitare: 

- zona occidentale dell’isola con base operativa a Haniá, 

- provincia di Réthymno on the road. 

Il viaggio è stato organizzato in autonomia; fissate le date, acquistati i biglietti dei voli sui siti web delle compagnie aeree, noleggiata l’auto tramite il call center del broker, non ci restava che trovare gli alloggi migliori per le nostre esigenze sul posto. Dato che i nostri spostamenti sull’isola erano subordinati al tempo da trascorrere in compagnia di parenti ed amici, il programma di massima studiato a tavolino era flessibile e modificabile in corso d’opera in base agli impegni presi ed all’ispirazione del momento. 

Nella pianificazione del viaggio mi sono stati d’aiuto alcuni siti istituzionali ed i portali di viaggio Turisti per Caso e Ci Sono Stato, sui quali ho reperito importanti informazioni seguendo i vari forum e leggendo alcuni diari di viaggio. 

 

GUIDE: 

Lonely Planet – Creta

Athens and Attica (in inglese) - Ministero greco della Cultura e del Turismo 

 

LETTURE: 

Lo scalino d’oro, di Christopher Somerville 

 

PERIODO: 

Da mercoledì 12 a sabato 29 giugno 2013 

 

PARTECIPANTI: 

Riccardo, Elisabetta e Stefano. 

 

VOLI: 

Venezia Marco Polo – Roma Fiumicino (operato da Alitalia, 1 ora e 5 minuti di volo) a/r

Roma Fiumicino – Atene E. Venizelos (operato da Alitalia, 2 ore di volo) a/r

Atene E. Venizelos – Haniá (operato da Aegean Airlines, 50 minuti di volo) a/r 

 

MEZZI DI TRASPORTO: 

Ad Atene: 

Per i trasferimenti da e per l’aeroporto abbiamo utilizzato l’autobus X95 che ha il capolinea a piazza Sintagma. Il tragitto ha una durata di circa un’ora ed il costo del biglietto è di € 5,00 (adulti) ed € 2,50 (ridotti). 

Il taxi invece ha un costo di € 35,00 per le corse effettuate tra le ore 5.00 e le ore 24.00 e di € 50.00 per le corse notturne. La tariffa è fissa ed è imposta dall’autorità cittadina. 

(tariffe Giugno 2013)

 

Per spostarci in città invece abbiamo usato i taxi. 

A Creta infine, come già accennato nella sezione “progettazione del viaggio”, per poterci muovere in totale autonomia abbiamo noleggiato un’auto. 

 

ALLOGGIO: 

La scelta degli hotel in cui alloggiare ad Atene è stata determinata sia dalle buone offerte economiche reperite in internet, sia dalla posizione strategica rispetto al centro storico ed ai punti nevralgici della città. 

A Haniá invece siamo stati ospiti di Alicja, mentre durante il nostro on the road nella provincia di Réthymno abbiamo cambiato sistemazione ogni notte. Gli alloggi sono stati scelti sul momento, cercando di mediare tra qualità, prezzo e posizione rispetto alle località da visitare.

 - In viaggio con Ricky

foto: piazza Monastiraki (Atene, Grecia)

 

DIARIO DI VIAGGIO:

Come accennato nell’introduzione del racconto, tra il 1992 ed il 1999 siamo stati ben sette volte ad Haniá. A quei tempi però avevamo altri interessi e priorità rispetto ad adesso e, nonostante alcune escursioni fatte nelle zone limitrofe (Hóra Sfakíon, Lago di Kournás, Penisola di Gramvoúsa e Réthymno per esempio), i nostri soggiorni erano perlopiù stanziali. Invece di girare in lungo in largo l’isola come potevamo, ci piaceva oziare in spiaggia, frequentare i mercatini rionali, trascorrere del tempo in piazza a chiacchierare con la gente del posto ed uscire la sera. Ogni tanto mi ritornano in mente quelle vacanze e temo di aver perso delle occasioni per conoscere una Creta più vera e selvaggia rispetto a quella attuale. 

Un aforisma di Pierre Daninos però dice che “L’unico modo sicuro di prendere un treno è perdere quello precedente”, e quindi decido senza esitazioni di vivere al meglio le emozioni che questa nuova esperienza mi regalerà, senza pensare a quello che poteva essere e non è stato. 

tratto dalla mia moleskine…. 

 

Mercoledì, 12 Giugno: voli Venezia – Roma e Roma – Atene, inizio visita alla città

 

da Roma…. 

Tutte le volte che mettiamo piede in un aeroporto incrociamo persone diverse, però le azioni che compiono sono quasi sempre le stesse: ci sono quelli che stanno seduti sulle poltrone e smanettano su tablet e smartphone, ci sono quelli che sono coricati per terra e dormono con la testa appoggiata sullo zaino, ci sono quelli che fanno avanti ed indietro mentre guardano distrattamente le vetrine dei duty free, ci sono quelli che corrono trafelati verso i gate d’imbarco dopo essere stati sollecitati tramite altoparlante. Noi invece ci comportiamo così: Riccardo, da appassionato di aerei qual è, perlustra attraverso le grandi vetrate i modelli che ci sono in pista, Elisabetta va alla ricerca delle smoking lounge, io invece mi soffermo incantato davanti ai tabelloni dei voli in arrivo ed in partenza, quasi fossi un bambino davanti ad un banco di dolci e caramelle. Ad ogni aggiornamento i miei occhi cadono su nuove destinazioni e la mia mente inizia a viaggiare con la fantasia. 

da Atene…. 

Atterriamo ad Atene in perfetto orario. È la prima volta che arriviamo nel nuovo scalo intitolato ad Eleftherios Venizelos, che dal 2001 ha sostituito progressivamente l’obsoleto Elinikon. È ubicato ad est della capitale e dista circa 40 Km dal centro città. Il bus percorre la prima parte del tragitto in autostrada fiancheggiata da oleandri, mentre sulle dolci ondulazioni che la circondano spiccano coltivazioni di ulivi e vigneti. A Pallini si incontrano le prime propaggini della città ed ha inizio il lento avvicinamento al centro storico, tra semafori rossi ed ingorghi stradali. Atene del resto è sempre la stessa: caotica, trafficata, cementificata. Le migliaia di taxi formano macchie gialle che si muovono ad ondate lungo le strade come fossero sciami di insetti. Dicevamo dell’autostrada. È a pagamento ed è stata costruita da una ditta tedesca in occasione delle Olimpiadi del 2004, in cambio di una buona fetta di royalties per i successivi 99 anni. 

Oggi è un giorno un po’ triste qui in Grecia. Da ieri sera infatti, per decisione del governo, è stato spento il segnale dei canali della radio-televisione di stato ERT (l’equivalente della nostra RAI), lasciando in stand by circa 3.000 dipendenti. La decisione adottata rientra nell’ambito di un ampio programma di privatizzazioni delle aziende a partecipazione statale, concordato dal governo ellenico con la troika (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) negli ultimi mesi. L’impiegato dell’hotel mi dice che ERT rimarrà chiusa probabilmente fino al prossimo autunno, quando vedrà la luce una new company più snella e “ripulita” dai debiti pregressi. Questa storia non mi è nuova, sbaglio o l’ho già sentita da qualche altra parte? 

Si è fatto tardi intanto, da un paio d’ore un forte acquazzone sta riversando acqua a catinelle sulla metropoli, stendendo un velo di malinconia su questa prima serata ateniese. 

 

Giovedì, 13 Giugno: Atene, visita alla città e volo per Haniá 

Dato che in fase di pianificazione del viaggio Riccardo aveva chiesto espressamente di visitare i luoghi in cui aveva vissuto sua mamma, dedichiamo la mattinata ad una rimpatriata nel quartiere di Pangrati, situato proprio dietro al vecchio stadio olimpico Panathinaiko. Il cielo è ancora ricoperto di nubi minacciose e potrebbe piovere da un momento all’altro. 

Durante la colazione, la owner manager dell’hotel ci informa che oggi nel paese è stato proclamato un giorno di sciopero nazionale, in segno di protesta per la chiusura della tv di stato. A livello di trasporti gli autobus ed i treni sono fermi mentre i taxisti lavorano. Siccome stasera è schedulato il nostro volo per Haniá, appena possibile cercheremo di metterci in contatto con la compagnia aerea per verificarne l’operatività. 

Dall’hotel ci dirigiamo a piedi nella vicina piazza Sintagma. Nel piazzale antistante il palazzo del Parlamento, proprio di fronte al monumento del Milite Ignoto, presenziamo al cambio della guardia degli Euzoni. È un evento a cui di solito assistono diverse comitive di turisti, ma essendo ancora mattina presto siamo tra i pochi spettatori presenti. Proseguiamo la nostra camminata per Amalias costeggiando i grandi giardini pubblici, una vera oasi di verde ed ossigeno dentro quella colata di cemento che è Atene. Facciamo una prima sosta sotto l’arco di Adriano ed una seconda alle rovine del tempio di Zeus Olimpo. Un intenso profumo di agrorodià (gelsomini) ci accoglie nello slargo antistante lo stadio Panathinaiko. Costruito tra il 1869 ed il 1870, ospitò alcune gare durante la prima edizione dei giochi Olimpici dell’era moderna nel 1896, mentre nel 2004 ospitò le gare di tiro con l’arco e l’arrivo della maratona vinta da Stefano Baldini. Questo era uno dei posti preferiti da me ed Elisabetta. Venivamo qui al tramonto, salivamo i gradoni di marmo bianco raggiungendo una delle ultime file e guardavamo il sole calare dietro l’Acropoli. Tra i palazzi asettici ed un po’ tutti uguali, con i balconi racchiusi dietro le tende, spuntano piccole cappelle in stile bizantino al cui interno si svolgono funzioni religiose. Le viuzze che si arrampicano sulle colline della città hanno delle pendenze accentuate. I piccoli giardini delle abitazioni sono ricolmi di oleandri e buganvillee. Arriviamo a Pangrati. Passeggiamo per le vie Eftihdou, Merkouri, Douridos e Pratinou, al termine ci sediamo sulle panchine in legno di piazzetta Messolongiou. Il negozio di pasticceria è ancora lì, all’angolo con Douridos. Chiediamo in giro informazioni su alcuni conoscenti di Elisabetta. Di alcuni non si hanno più notizie da tempo, altri hanno cambiato residenza, i più anziani se ne sono andati via per sempre. 

Rientriamo verso il centro città. 

In Irodou Attikou, sul lato opposto dello stadio Panathinaiko, fa bella mostra di se l’affascinante statua in marmo bianco dello Xylothrafstis, il taglialegna. Attraversiamo i giardini pubblici e sbuchiamo in Vassilissis Sofias, proprio dietro il palazzo del Parlamento. È una delle vie più conosciute della città; qui sorgono belle abitazioni in stile neoclassico, alcune delle quali convertite in Ambasciate. L’edificio bianco che ospita il lussuoso hotel Grande Bretagne ci accoglie nuovamente in Sintagma. Risalta subito all’occhio il dispiego di pattuglie militari racchiuse in blindati che sorvegliano gli accessi ai palazzi del potere politico del paese. 

É l’ora dello spuntino di metà giornata. Ci dirigiamo verso Monastiraki, uno dei più vecchi e caratteristici quartieri della città, che prende il nome dai monasteri che sorgevano qui in passato. Ci sediamo ai tavoli all’aperto di una piccola taverna in piazza Mitropoleos, proprio di fronte alla Cattedrale. L’edificio sacro è in fase di profondo restauro ed è mimetizzato dietro ad un “cappotto” di ponteggi e reti plastificate. Passeggiare per le stradine di Monastiraki è un’esperienza che si dovrebbe fare ogni volta che si visita Atene. Si incrociano venditori di biglietti della lotteria, di frutta secca (pistacchi, noci tostate, semi di girasole), di bastoncini di cocco ricoperti da uno strato di vaniglia o cioccolato. Nei pressi di Kapnikarea, una piccola chiesa in stile bizantino del XI secolo dedicata alla Vergine Maria (merita una breve visita), un suonatore di strada spinge stancamente con una mano il suo piano a cilindro, mentre con l’altra gira la manovella che aziona lo strumento. Piazza Monastiraki, pavimentata con piastrelle variopinte, è come sempre affollata. Di fronte alla moschea Tzistarakis, uno dei monumenti che rimembrano l’occupazione ottomana, c’è l’edificio neoclassico che ospita la stazione della metropolitana, una delle più vecchie dell’intera rete ferroviaria. I banchi ricolmi di pesche, fragole, ciliegie, albicocche e banane dei venditori ambulanti rendono l’atmosfera ancora più colorata e vivace di quel che è. Sul lato opposto della piazza risalta la piccola chiesa di Pantanassa, appartenuta in passato al monastero Koimesi tis Theotokou. Come in tutte le costruzioni religiose in Grecia, sulla torre campanaria sventolano due bandiere: quella nazionale a strisce bianche-azzurre e quella gialla della chiesa greco ortodossa, avente per stemma un’aquila nera bicipite coronata che regge con le zampe una spada ed una sfera crociata. Nelle viuzze pedonali di Monastiraki si può trovare di tutto, ma un cenno lo vogliamo fare alle botteghe di restauro mobili ed ai negozi di antiquariato, dove abbiamo notato credenze e specchi di un certo interesse. 

Rientriamo in hotel e ritiriamo i bagagli. Fermiamo il primo taxi che passa nelle vicinanze e gli spieghiamo che siamo diretti in aeroporto ma purtroppo non abbiamo certezze sullo stato del volo. Dalle informazioni in suo possesso non dovrebbero esserci problemi, ci spiega, però per fugare qualsiasi dubbio si mette in contatto con la centrale operativa e si fa trasferire la chiamata al call center della compagnia aerea. Il volo verrà effettuato regolarmente ci conferma l’impiegato, così ci dirigiamo sollevati verso lo scalo aereo.

 - In viaggio con Ricky

foto: tra i vicoli di Haniá (Creta, Grecia)

 

Venerdì, 14 Giugno: Haniá 

A detta di molti viaggiatori Haniá è la città più bella dell’isola. Io non ho elementi sufficienti per dirlo, dato che visitai Iráklion e Réthymno solo di sfuggita, tuttavia ne rimasi affascinato fin dalla prima volta che la vidi. 

Haniá si è sviluppata dove nell’antichità sorgeva la città minoica di Cidonia, il cui centro si trovava sulla collina che si erge dietro la moschea di Kioutsouk Hasan, nella zona orientale del vecchio porto veneziano. Fiorente città in epoca ellenistica, Cidonia continuò a prosperare grazie alla sua posizione strategica nel Mediterraneo sia sotto l’impero romano sia durante l’occupazione bizantina. Al termine della Quarta Crociata nel 1204, fu ribattezzata La Canea dai veneziani che intanto l’avevano posta sotto la loro sfera d’influenza. Poco dopo la metà del XIII secolo passò per un breve periodo sotto il controllo dei genovesi prima di essere riconquistata dai veneziani nel 1290. Durante questo periodo vennero erette alte fortificazioni difensive per proteggerla dagli assalti dei pirati. Alicja vive in Pireos, la via che costeggia il tratto occidentale delle mura che scorrono tra la Fortezza di Firkas ed il Bastione di Siavo, sicuramente le meglio conservate della città. 

Oggi in tutta la Grecia ha termine l’anno scolastico e, come consuetudine, si conclude con un bagno in spiaggia la mattina e con una festa organizzata in onore degli alunni che lasciano definitivamente la scuola elementare la sera. Noi siamo invitati a quella di nostra nipote Anna. Il sistema dell’istruzione ellenico è leggermente diverso rispetto al nostro: ci sono sei anni di scuola elementare, tre anni di scuola media ed infine tre anni di scuola superiore. La serata si svolge nella seguente maniera: dapprima ci sono i discorsi di benvenuto da parte delle autorità, poi gli insegnanti donano un piccolo ricordo agli alunni che ricambiano leggendo un loro pensiero di commiato, infine c’è il momento conviviale, sicuramente il più atteso da tutti. Le tavole sono imbandite di ogni ben di Dio: riso pilaf, spiedini di carne, agnello al forno, kreópita (pasta sfoglia ripiena di carne), formaggi, insalata di cetrioli e pomodori. La serata viene allietata da musica. Iniziano i ragazzi della scuola suonando dal vivo pezzi di musica rock e pop, poi si prosegue con interminabili melodie di musica cretese che richiamano grandi e piccini sulla piattaforma del campo di pallacanestro, per le tradizionali danze di gruppo in cerchio. Lo strumento più utilizzato nella musica etnica è la lira, accompagnata spesso dal liuto e dal mandolino. 

 

Sabato, 15 Giugno: Haniá 

Perdersi consapevolmente per i vicoli del centro storico, lasciarsi trasportare dalle sensazioni e dalle emozioni, fermarsi a chiacchierare con la gente del posto. Questo, secondo me, è il modo migliore per scoprire l’anima di questa città (prima parte): 

Dalla moschea di Kioutsouk Hasan, che ospita una mostra di oggetti artigianali, fiancheggiando la darsena arrivo davanti all’edificio del vecchio Arsenale, restaurato da alcuni anni. Le imbarcazioni dei pescatori sono ormeggiate in porto, mentre alcuni di loro seduti sulla banchina in cemento stanno riparando le reti dopo l’uscita notturna. Un anziano, seduto su una bitta d’ormeggio, è intento ad armare la lenza della sua canna da pesca che poi scaglia in mare con una violenta frustata. Nei piccoli ristoranti fronte mare le sedie sono ancora appoggiate sui tavoli con le gambe all’insù. I gatti sonnecchiano all’ombra distesi sui davanzali delle finestre oppure sotto le auto in sosta. In fondo al porticciolo c’è il Museo Marittimo di Creta allestito nell’area dell’antico cantiere navale di epoca veneziana. Sulla porta d’ingresso sono affissi dei manifesti che pubblicizzano corsi di vela per ragazzi. Un sentiero via via sempre più stretto porta fino al faro veneziano che si erge all’ingresso del porto. 

Alicja è un’ottima cuoca. Oggi come piatto del giorno ci ha preparato una sostanziosa mousakás. È una specie di parmigiana, formata da strati di melanzane, patate e carne macinata, ricoperta da formaggio o besciamella e cotta al forno. 

 

Domenica, 16 Giugno: Haniá 

Certe volte si fanno incontri interessanti quasi per caso. 

È quello che oggi è successo a noi. Davanti ad un buon piatto di polipo e sarde alla griglia preparate dall’amico Kostas sul lungomare di Nea Hora, facciamo conoscenza con Giannis Milonogiannis. È un ragazzo greco-americano di 25 anni, nato in Maryland (Stati Uniti) e cresciuto a Creta. Ci racconta che è un autore di fumetti dal 2006, si è laureato all’AKTO Art & Design di Atene nel 2009 e da pochi mesi ha pubblicato il suo primo libro in occasione del Comics Art Festival di Leeds (G.B.). Si tratta di un giallo poliziesco cyberpunk intitolato Old City Blues volume 1 (in inglese - Ed. Archaia). Se qualcuno è interessato al genere può visitare il suo sito web  www.milonogiannis.com 

È domenica sera ed i locali sono stracolmi di gente fino a tarda ora. Ci sono sia turisti che indigeni. Nonostante i problemi economici e sociali che attanagliano il paese da un paio d’anni, i cretesi non hanno perso l’abitudine di uscire la sera per divertirsi un po’. Gli anziani invece si ritrovano in gruppetti a chiacchierare davanti all’uscio di casa seduti su sedie o panchine, come si usava fare una volta qui da noi durante le sere d'estate. Erano dei veri e propri punti di ritrovo distribuiti lungo la via principale del paese, in cui cercare un pò di svago e tracciare un resoconto della giornata.

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foto: monastero di Moní Ioánnou Eremíti, Penisola di Akrotíri (Creta, Grecia)

 

Lunedì, 17 Giugno: Kolymbári – Moní Hrysoskalítissas – Elafonísi 

Ritirata la macchina a noleggio nell’agenzia in centro città ci mettiamo in viaggio direzione Kolymbári. La superstrada veloce E75, meglio conosciuta come New Road, è la direttrice principale di Creta e si sviluppa sulla costa settentrionale collegando in circa 300 Km la località di Kíssamos-Kastélli ad ovest con la cittadina di Sitia ad est. La strada è fiancheggiata da splendidi oleandri in fiore e da conifere di medio fusto. In prossimità di Kolymbári fanno capolino vaste coltivazioni di ulivi. Qui infatti vengono prodotte alcune tra le più pregiate varietà di olio d’oliva dell’intera isola, tra cui l’agoureleo. Il borgo sorge alla base della penisola di Rodopoú. Poche centinaia di metri dopo le ultime case del paese c’è il monastero di Moní Goniás. Fondato nel 1618 e ricostruito nel 1662 dopo che i turchi l’avevano distrutto, conserva delle bellissime icone sia in chiesa sia nel piccolo museo attiguo, tra cui quella di Ágios Nikólaos. Entrando in chiesa sulla destra, c’è un dipinto che a noi è piaciuto molto, raffigurante l’Apocalisse. La giornata è molto calda e prima di rimetterci in macchina ci prendiamo una piccola pausa sotto il pergolato di viti che adorna il cortile. 

Superato Kíssamos-Kastélli, ad Agios Georgios la strada inizia ad inerpicarsi in un paesaggio di rara bellezza, dominato da vedute mozzafiato curva dopo curva. Zone prive o quasi di vegetazione si alternano ad altre più verdeggianti, mentre la baia di Sfinari ci tiene compagnia alla nostra destra. Di tanto in tanto incrociamo piccole greggi di capre, mentre nei prati fanno bella mostra di se variopinte arnie di api. L’apicoltura è molto diffusa in queste zone ed i prodotti che ne derivano vengono esposti e venduti su appositi banchetti posti sul ciglio della strada, assieme al vino, all’olio, alle peschenoci ed alla tsikoudiá (grappa). 

Nello spiazzo antistante il monastero di Moní Hrysoskalítissas, veniamo accolti da una cucciolata di cagnolini e dal frinio assordante delle cicale. Il complesso di un bianco abbagliante è abbarbicato sulla cima di una scogliera ed è in fase di restauro. I muratori si godono al fresco la pausa pranzo, tra un sorso d’acqua ghiacciata ed una sigaretta. Il suo nome significa “scala d’oro”; la leggenda narra che uno degli scalini che conducono all’ingresso fosse d’oro ma solo ai pellegrini puri di spirito fosse consentito individuarlo. Noi comuni mortali non siamo riusciti a notarlo ovviamente, però abbiamo visto quello che non volevamo mai vedere. Tra gli scogli della splendida caletta che si apre a fianco del monastero infatti, si stanno ammassando bancali di legno, secchi vuoti di pittura e sacchi usati di malta fine. Ipotizziamo siano i resti prodotti dal cantiere, in tal caso ci auguriamo che al termine dei lavori vengano sgomberati completamente. 

Proseguiamo oltre per alcuni chilometri tra i tetti delle serre che rinfrangono i raggi del sole ed i ciuffi viola di timo, finché la strada diventa sterrata. Di fronte a noi una vista bellissima: è la spiaggia di Elafonísi. Il luogo non tradisce la fama di essere una delle più belle spiagge di Creta. Il mare ha tonalità che spaziano dal verde chiaro al turchese, con le zone di azzurro più intenso ad indicare i punti più profondi del mare. L’omonimo isolotto è separato dalla spiaggia da un braccio d’acqua di alcune decine di metri ed è raggiungibile con una breve passeggiata via mare. Una folla di persone se ne sta riparata all’ombra sotto gli ombrelloni mentre altri cercano refrigerio in mare. Ci spingiamo verso sinistra rispetto ai bagnanti e troviamo un po’ di pace e tranquillità sotto un pino marittimo, circondati anche da spuntoni di roccia, oleandri e ginepri. È proprio quello che cercavamo. In una caletta vicina è ormeggiata una piccola imbarcazione di pescatori. Di li a poco ne compare uno che trascina a pelo d’acqua il bottino di giornata agganciato ad una specie di fiocina. Rimaniamo in questo meraviglioso contesto fino a metà pomeriggio. 

Si è intanto fatta ora di pranzo. Sulla via del ritorno ci fermiamo in una taverna vista mare situata poco prima dell’incrocio che porta a Moní Hrysoskalítissas. Assaporiamo alcune semplici pietanze della casa mentre sorseggiamo con avidità una birra Mythos fresca. Ci voleva proprio. Al termine dello spuntino la proprietaria del locale ci offre come da tradizione un ottimo dolce a base di crema di yogurt, scorze d’arancia caramellate e fichi. Il tutto ricoperto con del miele squisito prodotto in casa. Al ritorno siamo costretti a rifare la stessa strada dell’andata, in quanto un problema ad una galleria a Topolia ha reso impraticabile il percorso che si snoda attraverso i paesini dell’Innahórion. 

 

Martedì, 18 Giugno: Penisola di Akrotíri 

Il promontorio roccioso che si erge alla periferia orientale di Haniá è la penisola di Akrotíri. È un luogo arido, roccioso, tappezzato da arbusti e da alcune coltivazioni di ulivi. Tra le rocce spuntano piccole greggi di capre alla ricerca di qualche ciuffo di vegetazione da brucare. Nel caotico centro di Haniá si prende la strada direzione aeroporto. Lasciati alle spalle un paio di villaggi costieri e la base NATO affacciata sulla baia di Soúda, ci si arrampica dolcemente fino ad un grande incrocio a forma di T. A destra si va all’aeroporto, noi invece svoltiamo a sinistra e ci addentriamo nella zona dei monasteri. Una stradina costeggiata da alti cipressi, aventi la base del tronco pitturata con una soluzione bianca per proteggerli dai parassiti, conduce al monastero di Agías Tríadas. Noi tiriamo dritto poiché ci fermeremo qui al ritorno tra un paio d’ore circa. 

Dopo un paio di tornanti in pendenza accentuata si arriva in uno slargo ghiaioso. Si oltrepassa il muro di cinta attraverso un cancello in legno e dopo un centinaio di metri tra vegetazione di alto fusto si arriva sullo spiazzo in cui sorge il cinquecentesco monastero di Gouvernétou. Anche questo complesso, come quello di Hrysoskalítissas visitato ieri, ha un’ala in rifacimento. L’edificio risale probabilmente all’XI secolo, epoca in cui un monastero costituiva un sicuro riparo dalle incursioni dei pirati. La chiesa ha la facciata in stile veneziano e la sommità della torre campanaria è di colore rosso. Durante la Guerra di Indipendenza Greca il monastero fu attaccato e dato alle fiamme dagli ottomani, ma i monaci avvertiti in tempo avevano già trasferito i loro tesori altrove. Appena messo piede all’interno del cortile, i pellegrini vengono immediatamente bloccati da un monaco e rispediti fuori se non sono abbigliati in modo decoroso. Su questo sono abbastanza inflessibili e non tollerano shorts e canottiere di nessun tipo. 

In fondo allo spiazzo c’è un portoncino in steccato di legno che immette sul sentiero che porta al monastero di Ioánnou Eremíti. Si scende lungo il crinale della montagna in un ambiente arido, ricoperto da bassi arbusti e dai fiori di timo invasi da sciami d’api in cerca di nettare da succhiare. La prima parte della discesa è in dolce pendenza ed il sentiero è lastricato di pietre levigate. All’orizzonte si incomincia ad intravedere il mare in un contesto di straordinaria bellezza. Superati un recinto per il ricovero di ovini ed un mitata (piccola casupola in pietra per i pastori) il percorso diventa più accidentato e tortuoso. Qui bisogna fare attenzione. All’interno del recinto per gli ovini c’è la grotta dell’Orso, dove sono esposte delle immagini sacre e sulle porte in legno delle due stanze c’è una grande croce in rilievo. Molti turisti terminano qui la loro discesa, alcuni per la stanchezza accumulata altri colti in inganno da quanto visto. Pensano infatti che si tratti di Moní Ioánnou Eremíti, invece si sbagliano di grosso. Il monastero infatti si trova più giù e qui si è più o meno a metà strada. Il sentiero termina con una ripida scala in pietra che scende fino all’edificio sacro, incastonato nella roccia da cui sporge solo la facciata. È un luogo incantevole che emana subito un senso di pace. Sugli scalini troviamo degli escrementi di ovini, traccia evidente che le greggi si spingono fin quaggiù alla ricerca di cibo. Moní Ioánnou Eremíti, conosciuto anche come Katholikoú, è abbandonato da moltissimo tempo ed è dedicato a Giovanni Eremita, un anacoreta che si ritirò in questo luogo per dedicarsi alla preghiera. Mentre io e Riccardo perlustriamo la zona, Elisabetta in fase di risalita esclama ansimante: “Se proprio dovrò morire, almeno lo farò in un contesto meraviglioso!”. Ed ha proprio ragione. 

Dopo aver preso fiato e sgranchite le gambe all’ombra di un ulivo, arriviamo a Moní Agías Tríadas. Incrociamo dei turisti bulgari che stanno lasciando il complesso ed appena varcato un elegante portale che ci conduce all’interno del cortile, approfittiamo di una fontanella di acqua fresca per rimpinguare le nostre scorte di liquido, messe a dura prova dalla risalita sotto il sole cocente da Moní Ioánnou Eremíti. Il monastero di Agías Tríadas è bellissimo, con le pareti degli edifici dalle tonalità color ocra. Per gli appassionati di fotografia, arrivare qui nel tardo pomeriggio e scattare con la luce del sole a tre-quarti, deve essere come manna piovuta dal cielo. Fu fondato nel XVII secolo dai monaci veneziani Geremia e Lorenzo Giancarolo, convertitisi alla fede ortodossa. All’interno del cortile ci sono molte piante di ortensie, buganvillee, gerani, limoni e palme, alcune contenute in grandi vasi di terracotta. Sotto il pergolato spuntano grossi grappoli di uva che tra un paio di mesi daranno i loro frutti, mentre alcuni gatti se ne stanno accovacciati sotto le panchine in legno. Una serie di scale esterne portano alle celle dei monaci ed alla torre campanaria posta sopra l’ingresso, creando una serie di linee oblique molto armoniche. La piccola chiesa che sorge al centro del complesso custodisce interessanti icone ed ornamenti sacri. 

 

Mercoledì, 19 Giugno: Haniá 

Perdersi consapevolmente per i vicoli del centro storico, lasciarsi trasportare dalle sensazioni e dalle emozioni, fermarsi a chiacchierare con la gente del posto(seconda parte): 

Ad est del vecchio porto veneziano, all’incrocio tra Kanevaro e Kandaloneu, è possibile osservare i resti dell’antica Cidonia portati alla luce di recente dagli scavi effettuati dagli archeologi. Sopra i tetti delle vecchie abitazioni svettano i due minareti con la mezzaluna in metallo rivolta verso il cielo, testimoni assieme alla moschea della lunga dominazione ottomana durata tre secoli e mezzo e terminata solo nel 1898. Sulle sedie impagliate dei vecchi kafeneío trovano relax gli anziani. Sono bettole con tavolini di piccole dimensioni sui quali si gioca a tavli (backgammon), a carte oppure si degusta a piccoli sorsi un caffè. Molti uomini sgranocchiano una specie di rosario chiamato komboloï. Non ha nessuna valenza religiosa ma viene usato solo come oggetto distensivo e di divertimento. Da alcuni anni è in vigore una legge che vieta il fumo nei locali pubblici, ma in diversi casi ho notato che i primi a non rispettarla sono proprio i gestori. Nell’affollata Agorà, il mercato coperto, stanno prendendo sempre più il sopravvento i negozi di souvenir per turisti, a scapito dei banchi dei venditori di carne, pesce, formaggi e frutta. Nei piccoli giardini antistanti le abitazioni, imboscate tra piante grasse, roseti e piante di limoni, sorgono delle piccole cappelle in miniatura. All’interno c’è l’icona del Santo a cui sono dedicate, una candela ad olio che deve rimanere sempre accesa ed una bottiglietta di plastica contenente proprio una riserva del liquido. 

Trascorriamo la serata assieme ad Agata, una ragazza polacca che vive con la sua famiglia qui a Haniá, nostra conoscente da moltissimi anni e che non vedevamo dal 2010. L’ultima volta l’avevamo incontrata a Centralia (Washington – Stai Uniti) in occasione del Battesimo di mio nipote Benjamin, dove io fui il padrino e lei la madrina. 

Piatto del giorno: bouréki, tortino di zucchine trifolate, patate e formaggio. 

 

Giovedì, 20 Giugno: Falásarna 

Anche oggi, come lunedì scorso, ci mettiamo in viaggio direzione ovest sulla New Road. Superata la cittadina di Kíssamos-Kastélli, alla base della penisola di Gramvoúsa c’è la famosa spiaggia di Falásarna. La località era già un’importante città stato nel IV secolo a.C., ma del suo glorioso passato al giorno d’oggi non è rimasto molto. Dall’alto sono ben visibili coltivazioni in serra che deturpano un po’ il paesaggio. La spiaggia di sabbia fine è lunghissima ed è suddivisa in diverse insenature da formazioni rocciose. Solo sulla battigia si forma una striscia di sassolini trasportati dall’acqua. Per evitare l’affollamento di turisti vi consigliamo di spingervi nelle calette più a nord. Dai parcheggi si scende in spiaggia attraverso brevi sentieri in pietrisco circondati da arbusti di basso fusto e cactus. Dall’alto l’acqua del mare risulta subito limpidissima, cristallina, con tonalità di verde ed azzurro meravigliose. Qua e là sulla sabbia crescono oleandri e pini marittimi. Tracce di escrementi certificano la presenza di ovini nel circondario. Basta attendere un po’ ed in lontananza si sente il suono delle campanelle di un gregge che si è spinto da queste parti in cerca di cibo. Le calette più appartate sono anche frequentate da coppie di naturisti. 

 - In viaggio con Ricky

foto: Hóra Sfakíon (Creta, Grecia)

 

Venerdì, 21 Giugno: Hóra Sfakíon – Frangokástello – Préveli – Plakiás 

Il desiderio di scoprire posti interessanti rappresenta sempre un valido incentivo per mettersi in strada, soprattutto quando si è spinti dalla curiosità di vedere dopo tanti anni un luogo di cui si conserva un ricordo indelebile. Nel nostro caso si tratta di Hóra Sfakíon, un minuscolo borgo di case bianche adagiato sul Mar Libico, nel quale trascorremmo in due tornate alcune settimane di vacanza nel 1992. 

Ci rimettiamo in viaggio sulla New Road questa volta in direzione Réthymno. Anche in questo tratto la superstrada è fiancheggiata dagli oleandri. All’altezza di Vrýses svoltiamo a destra e prendiamo una strada panoramica che seziona l’isola da nord a sud. Superiamo alcuni paesini in cui sembra che il tempo si sia fermato, con gli anziani seduti in piazza sotto le foglie di grandi platani. Facciamo una breve sosta nel villaggio montano di Ímbros, località frequentata dagli amanti di trekking in quanto punto di partenza del sentiero che si addentra nell’omonima Gola, lunga 8 Km. La strada che porta giù verso il mare è stata rimodernata. Mi ricordo che le prime volte che venimmo da queste parti, la corriera doveva fermarsi e fare manovra per superare alcuni tornanti particolarmente stretti.  

Hóra Sfakíon non è più la stessa. Purtroppo. Alcuni residence di nuova costruzione ed il completo rifacimento del molo e del muro di sostegno alle spalle della piccola spiaggia, hanno reso più artificiale l’anima del villaggio. Il luogo è sempre stato abbastanza affollato, soprattutto da gente di passaggio. Molti turisti infatti sostano qui solo il tempo necessario per prendere i traghetti che portano a Loutró ed Agía Rouméli, oppure per salire sugli autobus dopo aver fatto l’escursione alla Gola di Samariá. Qui conobbi Ljubiša. Era un serbo, sulla sessantina che di giorno faceva il posteggiatore di pullman nello slargo dietro la chiesetta ad inizio paese, mentre la sera girava di taverna in taverna in cerca di qualcuno che gli offrisse una birra. Parlava abbastanza bene l’italiano. Mi raccontò che da giovane aveva fatto il marinaio. Aveva lasciato mogli e figli un po’ dappertutto, gli ultimi ad Haiti. Lo ritrovai anni dopo in centro ad Haniá. Mi disse che era malato, soffriva di asma ed il dottore gli aveva prescritto delle passeggiate mattutine sul lungomare. Mi mise tristezza, con tutte le persone che aveva conosciuto in giro per il mondo pensai, aveva iniziato l’ultima tappa della sua vita solo come un cane. In fondo al borgo c’è ancora il piccolo bar Kri-Kri dove la sera andavamo a giocare a biliardo. Qui trovavamo spesso un vecchio pastore che si chiamava Barbayannis. All’imbrunire lasciava il suo mitata in montagna e scendeva a valle. Era sempre vestito con la camicia nera, i pantaloni a sbuffo (vraka) e sulla testa indossava una bandana nera con le frange chiamata sariki. Appena entrato nel locale appoggiava al muro il suo bastone (katsouna), prendeva posto su uno sgabello di fronte al banco di mescita ed affogava i suoi pensieri nella tsikoudiá. 

Da quando abbiamo messo piede sul versante sud del massiccio di Lefká Óri (Monti Bianchi), il meltemi ha iniziato a farci compagnia. Soffia in maniera costante, secca la gola e le labbra ed appiccica i raggi del sole sulla pelle. 

Lasciamo Hóra Sfakíon e dopo un quarto d’ora circa arriviamo a Frangokástello. La località significa Castello Francese, è una fortezza edificata dai veneziani nel 1204 per creare una base da cui tenere sotto controllo i pirati ed i vicini ribelli di Sfakiá. La roccaforte ha avuto un ruolo importante anche durante la guerra di indipendenza contro gli ottomani e proprio qui si svolse una delle battaglie più sanguinose. Il muro perimetrale esterno si è conservato molto bene, mentre all’interno solo pochi tratti consentono di intuire quale fosse il disegno originale. Nella torre sud-occidentale è ospitato un piccolo museo che raccoglie foto d’epoca. A valle del castello si estende la bella spiaggia di Orthí Ámmos presa d’assalto da numerosi bagnanti. 

Dopo aver consumato un veloce spuntino, lasciamo Frangokástello e ci dirigiamo attraverso una strada panoramica verso oriente. Il paesaggio è bellissimo. Da una parte l’azzurro intenso del mare e dall’altro rilievi brulli con sfumature giallo ocra, giallo paglierino, arancione, verde ulivo ed il grigio delle rocce. Le proprietà terriere adibite a pascolo sono delimitate da alte reti elettrosaldate, quelle che solitamente vengono usate qui da noi in edilizia. Le capre invece per ripararsi dal sole si appiccicano in fila indiana ai parapetti ed ai muri di sostegno della strada. Tra un villaggio e l’altro fa la spola con il suo pick-up scoperto un venditore ambulante di frutta e verdura. Arriviamo a Plakiás a metà pomeriggio e dopo un breve giro perlustrativo fissiamo l’alloggio per la notte. Si rivelerà un’ottima sistemazione. 

Non è ancora giunto il momento di fermarci. Fatto rifornimento di acqua fresca e scaricati i bagagli, lasciamo il nostro appartamento e ci dirigiamo a visitare lo storico monastero di Préveli. È situato in una posizione incantevole a picco sul mare. Come altri monasteri anche questo ha avuto la sua importanza sia durante la resistenza contro la dominazione turca sia durante la Battaglia di Creta della seconda guerra mondiale. Meritano senz’altro una visita il piccolo museo e la chiesa che conservano icone ed ornamenti sacri. Allo scoccare dell’ora, un monaco esce di chiesa e fa il giro dell’edificio battendo con un martello di legno sopra un’asse che tiene nell’altra mano. È una specie di richiamo. Poco dopo infatti un altro monaco esce velocemente dalla sua cella, entra in chiesa ed inizia la sua ora di preghiera dando il cambio a chi l’aveva preceduto. Poco a valle hanno costruito un piccolo zoo, dove trovano alloggio caprioli, pavoni, anitre, oltre ad un cerbiatto. Per concludere degnamente la giornata ci trasferiamo sulla spiaggia di Préveli. Ci sono due vie che conducono laggiù, la prima un chilometro a valle di Moní Préveli, la seconda un po’ più lunga per il tratto da percorrere in macchina ma più breve per quello a piedi, che si dirama subito dopo le rovine del vecchio monastero all’altezza di un pittoresco ponte ad arco. Noi optiamo per quest’ultima. La strada sterrata, che in cinque chilometri porta alla spiaggia di Amoúdi, va affrontata con un minimo di prudenza, almeno da chi come me è suggestionato dagli strapiombi. Una volta parcheggiata l’auto su uno slargo in un ambiente abbastanza degradato, si prende sulla destra un sentiero a gradoni che scavalca la spalla rocciosa ed in alcuni minuti di camminata porta alla spiaggia di Préveli. Conosciuta anche con il nome di spiaggia delle Palme, sorge proprio allo sbocco della Gola di Kourtaliótiko, lambita dal fiume Megalopótamos che sfocia in mare. Le rive del fiume sono orlate da palme e canneti, anche se un incendio nell’estate del 2010 ha violentato pesantemente l’ecosistema presente. La natura però sta pian piano prendendosi la sua rivincita e le piante stanno crescendo nuovamente rigogliose. Il luogo è bellissimo, incantevole e la sabbia grigiastra contrasta con le tonalità celesti ed azzurre del mare. Un vero paradiso. 

Per cena ci trasferiamo nel grazioso villaggio di Myrthios, adagiato sul fianco della collina che sovrasta Plakiás. Nel piccolo borgo ci sono un paio di taverne molto conosciute, frequentate sia da turisti che da gente del posto, entrambe con terrazze affacciate sulla baia sottostante. 

Quella odierna è stata una giornata fantastica, intensa, dura se vogliamo, una di quelle che però ti fanno amare intensamente i viaggi e ti danno la spinta ogni anno per ripartire e scoprire posti nuovi. 

 

Sabato, 22 Giugno: Plakiás – Agía Galíni – Valle di Amári - Pánormo 

Quella di oggi l’abbiamo definita a posteriori “la giornata dei paesaggi”. Andiamo a scoprirli assieme. 

Lasciamo Plakiás mentre il meltemi continua a soffiare impetuoso. Superata la gola di Kourtaliótiko, quella che abbiamo visto ieri pomeriggio e che sbocca sulla spiaggia di Préveli, ci addentriamo in un paesaggio di struggente bellezza, dove il giallo ocra dei rilievi privi di vegetazione la fa da padrone. Lasciato sulla sinistra il monte Kedros ed a destra il monte Siderotas, attraverso un canalone arriviamo giù ad Agía Galíni, un villaggio costiero che negli ultimi decenni è stato un po’ snaturato dall’eccessivo sviluppo turistico. Siamo solo a metà mattinata ma fa già molto caldo. Dopo la pioggia di Atene, qui a Creta abbiamo trovato una sequenza ininterrotta di giorni di pieno sole e sarà così fino alle fine della vacanza. Scendiamo fino al mare e Riccardo ne approfitta per fare il primo bagno della giornata. 

Riprendiamo la strada del ritorno fino a Spíli. Nei piccoli villaggi che attraversiamo durante il tragitto notiamo diverse costruzioni abbandonate con i lavori ancora da ultimare. In pratica sono state elevate solo le colonne in cemento armato che formano lo scheletro dell’abitazione e gettati i solai dei vari piani. Sul ciglio della strada è stato abbandonato (momentaneamente?) anche un motocarro, privo della ruota anteriore. Affinché possa rimanere in equilibrio, la cabina è stata appoggiata sopra due blocchi in calcestruzzo. Lasciata Spíli, la strada inizia a salire con una serie di tornanti verso la valle di Amári. Una folta vegetazione ricopre i crinali delle montagne che ci circondano. Ci fermiamo per una breve sosta nel paesino di Méronas, dove nella Chiesa della Vergine Panagia ammiriamo degli affreschi molto interessanti, tra cui segnaliamo quello della Crocifissione. Proseguiamo per Amári. Il villaggio è incantevole, situato in una posizione stupenda, con un campanile del XIX secolo dal quale si possono ammirare degli scorci suggestivi sul paesaggio circostante. L’unica nota stonata è rappresentata dal fatto che il borgo è deserto e sia la taverna che il kafeneío sono chiusi. Quello che manca ad Amári però lo troviamo nella taverna Klados, che si trova quasi di fronte al duecentesco monastero di Asomátos, pochi chilometri più avanti. Il locale è semplice, ha un terrazzo all’aperto sotto un pergolato di canne, le sedie sono impagliate e la tovaglia cerata, però la cucina casalinga ed il vino sono squisiti. 

Una strada tortuosa ci catapulta fuori dalla valle di Amári attraverso dei rilevi ricoperti in buona parte da arbusti di ginepro, ginestra, salvione giallo ed oleandri, che creano una vera e propria tavolozza di colori. Scendiamo verso il mare attraversando coltivazioni di ulivi secolari, con i tronchi nodosi attorcigliati su sè stessi che creano strani giochi ottici. A metà pomeriggio arriviamo al famoso monastero di Moní Arkadíou. L’edificio riveste un importante significato per i cretesi, in quanto è stato un simbolo della resistenza contro la dominazione ottomana. Nel 1866 infatti i turchi inviarono sull’isola un esercito con lo scopo di reprimere i moti insurrezionali. La gente del posto allora abbandonò le proprie abitazioni e si rifugiò all’interno del monastero. Quando un folto contingente di soldati ottomani attaccò l’edificio, gli assediati piuttosto che arrendersi decisero di far saltare in aria un deposito di polvere da sparo, causando la morte di tutti presenti, turchi compresi. Solo una bambina si salvò. Al centro del cortile c’è la chiesa in stile veneziano del 1587 che ha una bellissima facciata rinascimentale, sormontata da un campanile con tre campane dalle quali discendono le funi per suonarle. Tra le travi in legno che spuntano dal sottotetto che sormonta il porticato spuntano i nidi delle rondini arrivate un paio di mesi fa dall’Africa. Da una cella esce una vecchia suora che ci saluta e si rifugia a gambe levate in chiesa per un momento di preghiera. 

Per la notte decidiamo di fermarci in una delle località balneari che si susseguono tra Réthymno ed Iráklion. La nostra scelta cade su Pánormo. Si tratta di un piccolo villaggio situato sulla costa a circa una ventina di chilometri da Réthymno, punto di partenza strategico per la visita all’altopiano di Nída di domani mattina. Si respira un’atmosfera tranquilla e rilassata. Dopo una breve trattativa fissiamo ad un prezzo conveniente la camera in un hotel vista mare, situato appena fuori dal centro abitato.

 

Domenica, 23 Giugno: Pánormo – Anógia - Altopiano di Nída – Haniá 

Lasciate le onde del mare che si infrangono sugli scogli di Pánormo di buon mattino, ci addentriamo nell’entroterra montuoso della provincia di Réthymno. Saliamo dolcemente fino ad Anógia, tra rigogliose piantagioni di ulivi ed alberi da frutto. Attraversiamo piccoli borghi le cui casette bianche sono mimetizzate dietro enormi oleandri e cespugli di buganvillee. Elisabetta, da amante dei fiori qual è, non può nascondere il suo stupore per quello che sta ammirando. La strada è abbastanza scorrevole, l’unico intoppo è rappresentato dai mezzi agricoli che procedono sulla carreggiata e che rallentano notevolmente la marcia, dato che i tratti utili per effettuare sorpassi sono limitati. Il villaggio di Anógia è un passaggio obbligato per tutti i visitatori che si recano sull’altopiano di Nída. Durante la seconda guerra mondiale fu uno dei centri principali della resistenza greca contro le truppe tedesche e ne pagò le conseguenze a caro prezzo. I nazisti infatti, come rappresaglia per aver ospitato i soldati delle forze alleate ed aver collaborato al rapimento del generale H. Kreipe, diedero alle fiamme le costruzioni del paese ed uccisero tutti i maschi. Sono appena le 9.30 del mattino ma le taverne sono già affollate di gente. Noi ci fermiamo in un kafeneío gestito da due anziani proprio all’imbocco della strada che sale verso il monte Psilorítis, il più alto di Creta con i suoi 2456 metri di quota e conosciuto anche come monte Ída. Mentre sorseggiamo un caffè, dal terrazzo del bar siamo in grado di scorgere il tratto della costa settentrionale che abbiamo lasciato stamani. 

La strada si impenna bruscamente verso il cielo terso subito dopo aver lasciato Anógia. Ventuno chilometri di curve e tornanti ci catapultano sull’altopiano di Nída, situato a circa 1400 metri di altitudine. Man mano che si sale la vegetazione si dirada sempre più. Durante il tragitto riusciamo a scorgere delle greggi di capre e pecore. In prossimità di un mitata ne scorgiamo alcune con il vello color rosso cremisi. Strabuzziamo gli occhi, in un primo momento ci chiediamo divertiti se il rosso sia il loro colore naturale, poi pensiamo che si siano sporcate il mantello arrotolandosi per terra, infine optiamo per la marchiatura anche se il dubbio rimane. Arriviamo su uno slargo dove sorge un rifugio, parcheggiamo l’auto e ci prepariamo a salire alla Grotta di Idéon, l’attrattiva della valle. Spira un vento sostenuto anche quassù; da un lato la sua azione ci infastidisce durante la salita, mentre dall’altro ci regala un po’ di refrigerio dopo la giornata torrida di ieri. Imbocchiamo un sentiero stretto in pietrisco, una kalderimi come la chiamano qui, che in 580 metri ci condurrà a destinazione. A metà percorso circa facciamo una breve sosta davanti alla chiesetta di Análipsis, circondata da un muretto in pietra, bassi arbusti di phrygana ed alcuni aceri cretesi. In alto, sopra di noi, si staglia la vetta spoglia del monte Psilorítis. La caverna conosciuta anche come Idéon Andron, è il luogo in cui secondo la mitologia greca Zeus fu allevato dalla ninfa-capra Amaltea mentre Kronos, il padre cannibale, perlustrava ogni altura per trovare e poi divorare il figlio. Da quassù si ammira un panorama meraviglioso sulla vallata che assume la forma di un grande vassoio. I pascoli verdeggianti e fertili sono solcati in lungo ed in largo da stradine di campagna i cui tracciati sembrano usciti dal pennello di un pittore. 

Dopo esserci fermati a contemplare questo paradiso respirando aria fresca a pieni polmoni, ci rimettiamo in macchina e ci tuffiamo giù verso il mare. Eccoci nuovamente sulla New Road direzione Réthymno. Sul tratto di costa situato tra il capoluogo della provincia e Georgioúpoli, era già presente alla fine degli anni ’90 una speculazione edilizia atta ad alimentare l’industria del turismo. In prossimità di Armeni usciamo dalla superstrada e rientriamo verso l’entroterra. Superiamo l’abitato di Neo Horio e poco prima di arrivare a Stilos veniamo bloccati da un folto gregge di pecore che sta attraversando la strada. Sembra di entrare in un mondo incantato, non c’è traffico, non ci sono rumori. Si sentono solo le cicale che friniscono. La gente se ne sta seduta in piazza all’ombra di grandi platani. È metà pomeriggio ed anche noi approfittiamo di questa oasi di pace per infilarci sotto il pergolato di una taverna e degustare un ottimo agnello al forno. 

 

Lunedì, 24 Giugno: Haniá 

Perdersi consapevolmente per i vicoli del centro storico, lasciarsi trasportare dalle sensazioni e dalle emozioni, fermarsi a chiacchierare con la gente del posto (terza parte): 

L’appartamento di recente costruzione che Alicja ci ha messo a disposizione, si trova a meno di cinquanta metri dalla spiaggia di Nea Hora ed a 15 minuti di passeggiata dal centro storico. Nel porticciolo del quartiere sono da poco rientrati i pescherecci ed il pescato viene esposto su tavolini appoggiati sulla banchina di calcestruzzo. Alcuni pescatori sono intenti a mantenere fresco il prodotto ricoprendolo di ghiaccio granulare, mentre altri aprono le trattative di vendita con i ristoratori. In rada intanto ha fatto capolino una immensa nave da crociera. La città si sta svegliando pigramente, oggi è la festa della Natività di San Giovanni Battista ed alcuni esercizi commerciali rimangono chiusi. I caffè che si affacciano sul vecchio porto sono quasi vuoti, ci sono solo alcuni turisti che consumano la colazione. A pieno ritmo invece lavorano i forni. Preparano vari tipi di pane horiátiko (rustico), ciambelle ricoperte di zucchero o cioccolato, tyrópita (tortino ripieno di formaggio fatto con pasta sfoglia), mylópita (tortino ripieno di mele), focacce, spanakópita (tortino ripieno di spinaci). Arrivo nella piazza antistante la Cattedrale ortodossa circondata da alte palme. È in corso la celebrazione della Santa Messa e proprio quando varco la porta d’ingresso ha inizio il rito della Comunione. Siccome il pane viene immerso nel vino, i celebranti offrono la Comunione ai fedeli per mezzo di un piccolo cucchiaino. Di fronte alla piazza, sull’altro lato di Halidon, in una piccola corte sorge la chiesa cattolica romana. Anche se le due Chiese sono divise ormai da mille anni, vi è comunque una certa armonia tra esse. Quest’anno per esempio, per avvicinare le due comunità religiose e razionalizzare le chiusure festive, si è celebrata la Santa Pasqua nello stesso giorno, il 5 maggio (la Pasqua cattolica era in calendario il 31 marzo, nda). 

Piatto del giorno: yemistá; si tratta di pomodori, peperoni, zucchine ripieni di riso e spezie. 

 

Martedì, 25 Giugno: Haniá 

Perdersi consapevolmente per i vicoli del centro storico, lasciarsi trasportare dalle sensazioni e dalle emozioni, fermarsi a chiacchierare con la gente del posto(quarta ed ultima parte): 

Le viuzze del centro storico hanno il loro approdo naturale sul vecchio porto veneziano. Sulla banchina di fronte a ristoranti e bar trovano spazio venditori di spugne, caricaturisti e pittori. Dal molo partono anche piccole imbarcazioni da crociera per le isole vicine. In Kondylaki una volta c’era un ristorante gestito da una donna francese che si chiamava La Canée. Lo faceva con amore, con passione, aggiornava giornalmente i menù con la sua penna stilografica. Prima del tramonto accendeva le candele sui tavolini posti all’esterno del locale. La sua cucina si basava sui piatti della tradizione cretese rivisitati con sfumature d’oltralpe. Il ristorante c’è ancora ma la gestione è cambiata. 

Rimbombano gli zoccoli dei cavalli che trainano le carrozze di turisti per il centro storico. Un artigiano è intento ad impagliare delle seggiole mentre un venditore di kouloúri (ciambella di pane ricoperta di semi di sesamo) spinge il suo baracchino. In fondo ad Akti Koundourioti si staglia la Fortezza di Firkas, che assieme alle mura faceva parte del sistema difensivo concepito dall’ingegnere veronese Michele Sanmicheli. Vi si accede attraverso un portone attiguo all’interessante Museo Navale e dalla cima del bastione si possono ammirare degli scorci suggestivi sul porto e sulla città vecchia. 

Consiglio, a chi ha la possibilità di farlo, di ripassare più volte negli stessi vicoli. L’orario e la luce del sole differenti danno la possibilità di goderseli sotto prospettive completamente diverse. 

Quando mi trovo all’estero faccio normalmente visita ad una bottega di barbieria. La ritengo, assieme ai bar ed ai bazar uno dei luoghi in cui ci si può fare un’idea della realtà economica e sociale del luogo che si sta visitando. Il barbiere in questione è un ragazzo giovane, si presenta con i pantaloncini corti e le ciabatte infradito, sostenendo con una mano il bicchiere in plastica del caffè frappè e nell’altra il telefono cellulare ed i ferri del mestiere. La bottega è abbastanza spoglia, alle pareti oltre alle suppellettili ci sono solo un poster ed un calendario, mentre sul tavolino della sala d’aspetto sono appoggiate disordinatamente alcune riviste di auto e di viaggi. 

 

Mercoledì, 26 Giugno: Haniá 

Sulla strada che da Haniá conduce a Thériso c’è un piccolo paesino di nome Perivolia. Qui, in una piccola casa bianca con il tetto a terrazza, viveva la signora Erofili. Era la mamma di mio cognato Yannis. Era una donna attiva, dinamica, sempre intenta a curare i suoi animali da cortile, l’orto, la vigna e le piantagioni di ulivi. Di tanto in tanto venivo a trovarla e l’aiutavo in piccoli lavori manuali. Al termine mi faceva accomodare in cucina, apriva il frigo e tirava fuori olive, pomodori, cetrioli, myzíthra (formaggio morbido di pecora o capra) e vino. Tutto di sua produzione ovviamente. Sulla credenza in legno non mancavano mai la pagnotta di pane horiátiko ed una bottiglietta di tsikoudiá. Da alcuni mesi non c’è più. 

La commemorazione dei defunti qui a Creta segue solitamente un iter ben preciso, in base anche alle volontà espresse dal defunto prima di morire. Una volta tumulato il corpo, le persone che hanno partecipato alla cerimonia funebre si radunano all’esterno della chiesa per uno spuntino a base di formaggi, dolci e cognac. I parenti e gli amici più stretti poi si ritrovano la sera stessa a casa dell’estinto per una cena a base di pesce. Per quaranta giorni i parenti devono andare in cimitero tutti i giorni a controllare che il lumino posta sulla tomba sia sempre acceso. Al termine dei quaranta giorni la gente si ritrova nuovamente in chiesa per una messa di suffragio. Vicino all’altare viene appoggiata una grande torta fatta con grano, biscotti, noci e cosparsa di zucchero a velo che al termine della celebrazione viene offerta ai partecipanti. La sera stessa i parenti e gli amici più stretti si ritrovano a casa del defunto per la cena, ed al momento del brindisi non esclamano “salute” ma bensì “Dio perdoni i suoi peccati”. La medesima procedura viene ripetuta alle seguenti scadenze: tre mesi, sei mesi e primo anno dalla morte del congiunto. 

Oggi a Creta è il giorno in cui è programmato lo switch off del segnale analogico per le trasmissioni televisive ed il passaggio alla piattaforma del digitale terrestre. I negozi di elettronica sono presi d’assalto dalla gente del posto intenta ad accaparrarsi i decoder. Siccome la maggioranza dei ripetitori coinvolti si trovano nella parte settentrionale dell’isola, le zone montuose dell’interno e le località situate sulla costa meridionale della provincia di Haniá continueranno ad utilizzare (almeno spero) ancora il vecchio segnale e sui pochi canali disponibili, tra cui Kydon, Creta TV e Kriti TV. 

 

Giovedì, 27 Giugno: Haniá e volo per Atene 

Approfittando di una rete Wi-Fi gratuita sul lungomare di Nea Hora, già in mattinata facciamo il mobile check in. Al termine della procedura ci vengono inviati tre messaggi sms contenenti un link, che rimanda alla carta d’imbarco sotto forma di codice a barre bidimensionale. É la prima volta che usiamo questo sistema che si rivela da subito semplice e pratico. 

Come all’andata voliamo con Aegean Airlines. Alla compagnia è stato da poco consegnato, per il terzo anno consecutivo, il riconoscimento di migliore compagnia aerea regionale d’Europa, nell’ambito degli Skytrax Awards. Nulla da eccepire sulla qualità del servizio offerto a bordo, i velivoli erano puliti e di recente fabbricazione, ma entrambi i voli hanno registrato un ritardo rispettivamente di 40 e 50 minuti. Sarà stato un caso, non sarà dipeso dalla loro volontà ma dalle procedure di sicurezza aeroportuali, comunque è un fatto che vogliamo segnalare, soprattutto per chi ci legge ed avrà dei voli in coincidenza non protetti. 

Durante il tragitto in autobus direzione Sintagma, ad Agia Paraskevi passiamo di fronte alla sede della radiotelevisione di stato ERT. Le ringhiere metalliche fissate sui muri di cinta del complesso sono completamente foderate da striscioni di protesta, mentre sul portone d’ingresso sventolano le bandiere delle organizzazioni sindacali. 

Arriviamo in hotel. Si trova nel quartiere di Metaxourgio, uno dei più vecchi della città assieme a Plaka, Monastiraki e Keramikos. Si chiama così perché nel XIX secolo ospitava una fabbrica che produceva manufatti in seta. Mi guardo un po’ in giro ed in piazza Karaiskaki noto diverse agenzie di viaggi che pubblicizzano trasferimenti in pullman da e verso le più importanti città dell’Albania. Fin dagli anni ’90 la comunità albanese è una delle più numerose della città, assieme a quella polacca e rumena. 

 

Venerdì, 28 Giugno: Atene 

Riprendiamo il discorso da dove l’avevamo interrotto due settimane fa, cioè visitando gli angoli più suggestivi della città. 

Siccome in questi giorni la temperatura media, grado più grado meno, si aggira sui 35°C, pianifichiamo la giornata come segue: salita a piedi all’Acropoli nelle ore più fresche (si fa per dire) della mattinata e visita al Nuovo Museo nel pomeriggio. 

Le comitive di turisti, perlopiù americani e spagnoli, affollano già di buonora le stradine tortuose che si inerpicano sulla collina. Dopo aver superato il gate d’accesso, la prima sosta prevede la vista dall’alto del teatro di Erode Attico costruito nel 161 d.C. in memoria di sua moglie Regilla. L’impianto è conservato tuttora molto bene e viene usato sia per concerti che per manifestazioni culturali durante il Festival di Atene. Si sale ancora un po’ attraverso una stradina e dei gradoni fintanto che i Propilei ci accolgono all’ingresso della collina sacra. In un certo senso è come trovarsi di fronte a San Pietro prima di accedere in Paradiso. Sulla destra c’è il piccolo tempio di Atena Nike costruito nel 420 a.C. che commemora la vittoria degli ateniesi contro i Persiani. Il Partenone è in perenne stato di restauro e manutenzione. Tutte le volte che sono venuto fin quassù l’ho trovato diverso rispetto alla visita precedente. Non ci si può avvicinare più di tanto in quanto la facciata ed il lato nord sono schermati da ponteggi e tavole di legno. Una gru muove lentamente il suo braccio intenta a spostare materiali. Il tempio dell’Eretteo invece è sempre affascinante, costruito su piani diversi e con le sei Cariatidi erette a sostenere con il capo il soffitto della loggia. Sono delle copie, cinque statue originali infatti sono custodite nel Nuovo Museo che visiteremo nel pomeriggio mentre la sesta si trova nel British Museum di Londra. Scendiamo un po’ e prima di lasciare la collina sostiamo all’ombra di ulivi e pini sulla spianata dell’Aero Pago, il più vecchio tribunale del mondo. Laggiù in fondo si intravedono i resti dell’antica Agorà, il vecchio centro commerciale della città. 

Attraverso Apostolou Pavlou, nel quartiere di Thissio, rientriamo a Monastiraki. Ci concediamo un buon gelato refrigerante. Athinas è una delle direttrici più importanti della città costruita perpendicolare all’Acropoli. É un continuo brulicare di persone, come sempre. Agli angoli della strada incrociamo venditori di pannocchie calde ed i lustrascarpe. Passo dopo passo arriviamo in quello che ritengo uno dei luoghi più veri della città, un posto che visito sempre con piacere ogni volta che vengo ad Atene: si tratta dell’Agorà comunale. La struttura è coperta da un tetto in vetro e metallo; appena risucchiati all’interno veniamo investiti da un nauseabondo odore di carne macellata e dal ronzio delle mosche. É come entrare in un girone infernale di dantesca memoria, alcuni venditori sono intenti a sezionare la carne con l’ascia, altri la macinano, altri invece la sminuzzano, altri infine segano le ossa. Quasi tutti gridano come forsennati: “téssera, pénde, pame, pame, arní…” (quattro, cinque, andiamo, andiamo, agnello, nda). All’interno del complesso c’è anche il mercato del pesce mentre all’esterno trovano spazio banconi di spezie, olive, formaggi, frutta e verdura. 

Dopo aver costeggiato il Municipio arriviamo in piazza Omonia, uno degli snodi cruciali della metropoli. Abbiamo appuntamento con un nostro vecchio conoscente, l’avvocato Manolis Anghelakis. Sono passati dieci anni dall’ultima volta che ci siamo visti (a casa nostra) e non potevamo di certo lasciare la città senza aver trascorso un paio d’ore in sua compagnia. É cretese, ma da molti anni vive qui ad Atene dove conduce assieme ai figli un affermato studio professionale. Ci porta a pranzo in uno dei più vecchi e caratteristici mezedopoleío della città, l’Athinaikon. Mangiamo divinamente, assaporando l’atmosfera di una Atene che inevitabilmente non c’è più. Il proprietario come da tradizione a fine pasto ci offre un dolce squisito a base di crema di yogurt, uva passa e miele, poi si accomoda vicino al nostro tavolo e ci racconta un po’ la storia del locale attivo fin dal 1932. 

Le prime ore del pomeriggio sono volate via in piacevole compagnia di Manolis ed adesso è venuto il momento di visitare il Nuovo Museo dell’Acropoli, aperto dal Giugno 2009. Si trova nel quartiere di Makriyianni ed è uno dei più importanti lavori di architettura contemporanea di Atene. È edificato in acciaio, vetro e calcestruzzo e si dispone su quattro piani: 

- Piano terra: C’è la biglietteria, il deposito bagagli, un auditorium, un caffè ed un negozio. Inoltre camminando su un pavimento di vetro trasparente è possibile vedere alcuni resti della città antica rinvenuti durante gli scavi. 

- Primo piano: sono esposti i reperti ritrovati sulla collina sacra, suddivisi in era arcaica, dal V secolo a.C. al V secolo d.C., Eretteo, Tempio di Atena Nike e Propilei. 

- Secondo piano: c’è un ristorante, un terrazzo, un negozio ed un centro multimediale dove viene costantemente proiettato un filmato illustrativo (in greco ed in inglese) sulla storia dell’Acropoli. 

- L’ultimo piano invece, chiamato la Galleria del Partenone, è stato edificato con le stesse dimensioni del tempio originale e con una rotazione di 23 gradi rispetto al resto del complesso in modo tale che abbia la stessa direzione del Partenone. Contiene i reperti rinvenuti nel tempio stesso. 

Scrivo queste ultime righe del diario seduto ad un tavolino della lounge dell’hotel Lotus. Ho da poco terminato di compilare il libro degli ospiti, quando l’impiegata della reception mi fa gentilmente recapitare un bicchiere di acqua fresca ed una fetta di anguria. Penso non ci sia momento e modo migliore per chiudere definitivamente la mia moleskine e terminare così il mio racconto, mentre le prime ombre della sera calano sulla città ed il sole scompare all’orizzonte dietro la collina dell’Acropoli. 

 

Sabato, 29 Giugno: voli Atene – Roma e Roma - Venezia 

Quando usciamo dall’hotel per andare a fare colazione in un piccolo bar attiguo una vampata di calore ci toglie il respiro. Sono le ore 8.00 e la città si sta pian piano mettendo in moto ma fa già molto caldo. Questa è una di quelle giornate che non finiscono mai, in costante transito da un aeroporto all’altro. Probabilmente è una questione psicologica, la vacanza è ormai alle spalle e si vorrebbe arrivare a casa in un battibaleno. Invece i tempi sono quelli che sono e chi, come noi, non ha voli diretti per la destinazione finale deve pazientare prima di mettere piede nella propria abitazione. Proviamo ad ingannare il tempo pensando ai prossimi viaggi, anche se una wish list dei nostri desideri ce l’abbiamo già. Qualcosa bolle già in pentola anche se ne sapremo di più solo nei prossimi mesi. 

 

NOTE: 

- Tutti gli aeroporti che abbiamo frequentato durante questo viaggio offrono la connessione Wi-Fi gratuita, tranne il Marco Polo di Venezia che richiede il pagamento di una tariffa.

- Informazioni sulla guida a Creta: la segnaletica orizzontale è pressoché inesistente. I cartelli riportano le indicazioni delle località in entrambi gli alfabeti, peccato che qualcuno si diverta a coprire le frecce direzionali con lo spray. Quindi si deve svoltare un po’ ad intuito. Sulla New Road la corsia di emergenza è usata spesso dalle vetture che procedono a bassa velocità. 

 

RINGRAZIAMENTI: 

Ad Alicja, Yannis ed i nostri nipoti Samanta, Yannis jr ed Anna per gli splendidi momenti vissuti assieme. All’avvocato Manolis per averci fatto conoscere un angolo autentico di Atene. Alla signora Aphrodite per aver coadiuvato di tanto in tanto Alicja in cucina. 

Agli autori dei diari di viaggio scaricati dai portali Turisti per Caso e Ci Sono Stato e tutti gli utenti che hanno lasciato commenti ed informazioni nei rispettivi forum. 

 

RACCONTO FOTOGRAFICO: 

Album fotografico Atene e Creta

 

AUTORE: 

Stefano Tomada

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Galleria fotografica - In viaggio con Ricky

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